Tuvixeddu vuole raccontarsi

articolo di Maria Antonietta Mongiu

Per Sabato 27 marzo alle ore 10 all'Hotel Mediterraneo di Cagliari, Sardegna Democratica ha promosso un'iniziativa di grande respiro dedicata a Tuvixeddu.  Salvatore Settis, personalità tra le più eminenti dell'antichistica italiana,  Direttore della Scuola Normale di Pisa, discuterà  sul paesaggio e  sulla tutela della  "montagna sacra" dei Sardi,  con Fabio Granata, deputato del PDL, Renato Soru, il Fai, Italia Nostra, Legambiente, WWF,  docenti dell'università di Cagliari e Sassari, consiglieri comunali, regionali, provinciali, parlamentari e quanti vogliano intervenire.

Il colle  Tuvixeddu-Tuvumannu-Is Mirrionis forse è stufo di essere un problema. E' legittimo che pensi che  è la nostra contemporaneità ad essere  un problema per lui. E forse si è anche stufato di tutto il frastuono che gli è caduto addosso. Già scalcia rovinosamente nei suoi lembi. In piazza d'Armi ed in viale Merello ogni tanto sprofonda qualche pezzo di strada a ricordare l'incompetenza delle amministrazioni dimentiche di cave, di domus de janas, di sacche nuragiche, di abitati punici e romani, di necropoli, di condotti d'acqua, di habitat  rupestri, di "cuevas" e delle infinite e non riconosciute stratificazioni.Ora ci si mette anche via Peschiera dove pare  vogliano coinvolgere la Protezione Civile di Bertolaso. Speriamo che il nostro colle non venga assimilato ad una delle tante sciagure che affliggono l'Italia, che richiedono l'intervento di tanto uomo. Dopo La Maddalena, Tuvixeddu!  A meno che Bertolaso, o chi per lui, non rimuova da questo raffinatissimo brano di storia  gli sconcertanti muraglioni,  le improvvide fioriere, gli erigendi ecomostri della via is Maglias che Soru voleva far diventare unitamente al viale sant'Avendrace la nostra "Appia antica".

Attraverso Tuvixeddu è  leggibile tutta la complessità della vicenda  insediativa della Sardegna ma anche quella delle  sue classi dirigenti. Qui si sono anche costruiti i modelli per tanti che, arrivando da lontano, anziché meticciarle le hanno emulate sperando di farne parte. Non è un caso  che le intercettazioni telefoniche della Procura (la cui requisitoria è uno dei più lucidi saggi sociologici sulla nostra contemporaneità), aventi la  "sacra" montagna  come oscuro oggetto del desiderio, ci precipitano in una realtà che sfata i luoghi comuni che vorrebbero Cagliari extraterritoriale rispetto alla Sardegna. Cagliari è Sardegna e viceversa. Intorno alla  cementificazione di quel colle infatti si incontra e discute, scambia e si affida, gioisce e patisce, tribalizza all'unisono una classe dirigente che equamente proviene da tutta l'isola e da tutti i partiti. I linguaggi non differiscono e trasudano branco.

Ma questo colle e quest'area cosa sono esattamente? Intanto il perimetro. E' doveroso attestarsi a quello stabilito dalla Commissione del Paesaggio, nominata dalla giunta Soru in applicazione del Codice Urbani e fatta decadere dalla Tar a cui aveva fatto ricorso il costruttore Cualbu. Parte da piazza s. Avendrace, corre lungo l'omonimo viale sino all' incrocio tra viale Trento e viale Trieste (sa cruxi santa di fronte al Liceo Siotto), segue il viale Trento e  svolta in viale Merello fino alla piazza d'Armi; dalla Piazza D'Armi  segue via is Mirrionis, via S. Michele sino a incrociare piazza S. Avendrace nel punto di partenza. I livelli di tutela proposti erano differenziati. C'è stata disinformazione sulla classificazione e sulle norme di attuazione proposte dalla Commissione e dalla giunta Soru.

In questo perimetro le frequentazioni datano alle fasi preistoriche e protostoriche; dalle quali discende il nome della nostra città: luogo delle rocce o dei colli bianchi secondo l'interpretazione di Emidio de Felice. Ben dieci colli tra il mare, le acque "interne" di Molentargius e santa Gilla, il Campidano. Tra i dieci, Tuvixeddu - Tuvumannu- Is Mirrionis. Le  denominazioni  di un tuvu mannu (a sud est) e di un tuvixeddu (a nord ovest), con probabilità, derivano dall'attività di cava e significano uno scoscendimento/cavità  maggiore (ad oriente) e uno  minore (ad occidente).  Nel celebre disegno di Rocco Cappellino, edito da monsignor  Alberti,  l'area,  ricca di grotte, è chiamata Cova Frodada. In una Carta del XVIII secolo, il colle articolato nei due rilievi Tuvixeddu e Tuvumannu, è denominato Monte dei Mirioni, connesso a quelli da una breve sella (attuale via is Maglias). Questa è ben visibile anche in una carta del 1856 di  Della Marmora dove nell'emergenza prospiciente viene segnalato un villino Massa (attuale Mulas-Mameli).

L'originaria unità del colle di Tuvixeddu- Tuvumannu-Is Mirrionis, malgrado le lacerazioni,  persiste ed è da  tutelare per i valori che conserva e perché in essa si riconosce l'ultimo lembo delle originarie articolazione e stratificazione  del luogo dai colli bianchi. Nell'area sono state rinvenute e  si conservano testimonianze delle fasi eneolitica, residui di una vasta necropoli di  Cultura Monte Claro,  protostorica, cartaginese, romana (repubblicana, imperiale, tardo antica); altomedievale e medievale; del Salto di s. Gilla connesso all'insediamento di s. Maria Clara;  della destinazione a cava in epoche diverse della storia di Karales-Cagliari.

Il colle non è semplicemente un'area funeraria, seppure importantissima, ma un paesaggio culturale complesso, straordinario, tenace, e fragilissimo.

E via is Maglias non è solo un luogo di attività edilizia. Per  G. Spano nel 1861 presso il Monte della Pace fu luogo di depositi di conchiglie sotto la terra vegetale, fino a 70 metri sopra il livello del mare. In mezzo a queste conchiglie si trovano pezzi di stoviglie grossolane...Se ne osservano anche nelle vicine vigne Maglias e di San Tommaso.

Oggi quei ritrovamenti sono  riletti come sacche preistoriche da riconnettere ai fondi di capanne di un villaggio neolitico. Incavate nel costone calcareo di Tuvixeddu "nella parte alta della via is Maglias non ancora del tutto raggiunta dalla espansione edilizia, circa un centinaio di metri dalla Facoltà di Ingegneria. I materiali litici e fittili restituiti attestano chiaramente, con lame e punte di freccia in ossidiana e frammenti di pissidi decorate a triangoli incisi e colorati in rosso e di altri recipienti tipici, momenti di cultura Ozieri (neolitico recente). Del periodo nuragico si devono segnalare le teste di mazza litiche e i macinelli nuragici ... ritrovati sul colle di Tuvixeddu".

Le prime tombe cartaginesi nel colle risalgono all' ultimo quarto del VI secolo a.C.. Si riferiscono ad  un aggregato urbano sulle sponde sud orientali della laguna di Santa Gilla. La necropoli è una delle maggiori del mondo punico in termini di estensione, di numero di tombe, di tipologie e soprattutto di decorazione scultorea e pittorica che, con la tomba del guerriero  e con quella dell'ureo è il vertice di tutta la pittura del mondo punico. 

Tombe puniche, anche a camera, nella via Maglias (a metà degli anni settanta studiai ceramica a vernice nera di quel ritrovamento),  ricche di elementi eccezionali quale un Bes  policromo. La sorprendente persistenza ad uso funerario, una via funeraria ab antiquo che legittima l'idea della nostra "Appia antica", di una parte della via rimanda ad  un utilizzo insediativo sino al periodo romano,  nel settore sud orientale del colle di Tuvixeddu-Tuvumannu. Il dato già intravisto da Taramelli, è confermato dal ritrovamento nel 1978 di una poderosa struttura muraria tardo punica, con riusi successivi, nel tratto tra gli incroci con le vie Don Bosco e Vittorio Veneto. E' coerente con i manufatti rinvenuti nelle vie Falzarego, Montello, Oslavia, De Magistris, Zara, viale Merello incrocio con il Corso/Convento dell'Annunziata e viale Trento nn. 14/16. E' confermato anche dalla presenza in via Bainsizza di cisterne e di ceramica a vernice nera di cui si apprende anche dal dialogo, nelle intercettazioni della Procura, tra una giovane archeologa ed una funzionaria della Soprintendenza archeologica.

Lungo il viale sant'Avendrace,  in parte riproducente l'asse stradale della via a Karalis, si allestirono monumentali tombe, colombaria e tombe minori, di varia tipologia e fasi del periodo romano.  La necropoli fu attivata, a partire dalla metà del I sec. d. C.  Oltre alla celebre Grotta della Vipera, ricordiamo, per il ruolo dei personaggi e per i riusi successivi, il templum alla securitas di  Tito Vinio Berillo, il sepolcro di Caio Rubellio occultato dal villino Serra, ormai ridotta a rudere. Si dispongono a partire dall'incrocio tra i viali Trento, Trieste, sant'Avendrace fino agli ex depositi Dedoni in viale sant'Avendrace.  Sfruttano, su diversi livelli, i salti di quota, sottolineati da percorsi su cui si affacciano gli accessi alle sepolture. Le iscrizioni si rivolgevano a pietosi passanti ed oggi ai parcheggi di orribili palazzi.

E' recentissima l'individuazione dell'utilizzo di cavità naturali e artificiali e di tombe come habitat rupestre. Tipologia insediativa che connota il paesaggio medievale del colle e della città. Straordinario per dimensioni e svolgimento quello del  costone prospiciente il viale Sant'Avendrace. Siamo riusciti a salvarne un brano eccezionale nel cosiddetto cantiere Cocco all'inizio del viale, oggi di proprietà della Regione Sardegna unitamente alla stupenda villa Laura sullo stesso viale che conserva, nelle sue cantine e nell'enorme terreno contermine,  decine di sepolture, puniche e romane.

Le icnografie dell'insediamento rupestre sono complesse e disposte su diversi livelli e con svolgimenti longitudinali e non hanno niente da invidiare a quelle dei più celebri insediamenti dell'Italia meridionale. Sono presenti absidi o pareti absidali ed, in alcuni casi, manufatti integranti le pareti rocciose. Episodi sconosciuti fino a qualche anno fa ed oggi tra i più eclatanti dell'habitat rupestre medievale dell' isola.

E se per la città la caduta nel 1258 di santa Igia, archetipo di tutte le autonomie e le sovranità mancate, è trauma ancora irrisolto, è forse consolatorio affermare che il colle di Tuvixeddu- Tuvumannu- Is Mirrionis è definitivamente da includere negli spazi della Villa giudicale. Vi riconosciamo una più appropriata attribuzione delle donnicalie e domestie e di quel canale di tuvu in cui consisteva santa Maria in cluso, e che a lungo era stato ascritto al territorio di Quartu. Diverse fasi edilizie nel villino Mulas Mameli, già Massa, cisterne,  pozzi,  conserve d'acqua,  una fabrica, residua per ampi brani, in mattoni crudi e conci angolari in calcare, con aperture a piedritti ed archi a tutto sesto, qualificano il complesso e le aree contermini tra quelli di antica fondazione e di lunga durata in raccordo storico, funzionale, visivo con s. Maria in Cluso,  lo Stagno di S. Gilla, il castello di san Michele, s. Maria Clara  e Monte Claro.

A dire di  Tuvixeddu e di quanto ci  può ancora dare e raccontare.