Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Spento il fuoco, divampano le polemiche

21/06/2011

autore: TIZIANA SIMULA

I sindaci di Telti e Monti: «Mezzi insufficienti, e i presidi non sono ancora operativi»

TELTI. Spento il fuoco, divampano le polemiche. La Gallura ha vissuto domenica scorsa la sua prima vera giornata di emergenza sul fronte degli incendi, con 30 ettari di territorio andati in fumo nelle campagne tra Telti e Monti, case assediate dal fuoco, famiglie evacuate e molte ore di duro lavoro per la macchina dei soccorsi, tra squadre a terra e canadair.
 Domate fiamme e paura, i sindaci dei due comuni confinanti, lamentano ritardi nell’avvio della campagna antincendi, con presidi non ancora operativi e volontari armati solo di buona volontà, lasciati privi di mezzi.
 Il primo cittadino del comune teltese, le cui campagne sono state divorate dal fuoco, fa sapere innanzitutto che «il Comune chiederà il risarcimento dei danni subiti, nonappena le indagini accerteranno le responsabilità», dice Gianfranco Pinducciu. Compito in cui sono impegnati gli investigatori della Forestale, da subito al lavoro per capire la causa dell’incendio che potrebbe essere partito da un palo in legno della corrente elettrica abbattuto dalle raffiche di maestrale: questo perlomeno stando ai primi accertamenti, ma non si escludono altre piste.
 Pinducciu, però, fa anche notare che, il presidio antincendio situato nei terreni dell’ex demanio militare, non è ancora operativo. Un ritardo che in una giornata come quella di domenica scorsa, con il maestrale che soffiava a cento chilometri, può aver avuto il suo peso. Tra l’altro, il luogo dov’è divampato l’incendio, una località a qualche chilometro da Telti, era distante cinquecento, seicento metri dal presidio dell’ex demanio. I primi soccorsi, insomma, sarebbero potuti arrivare più celermente.
 La protesta del suo collega di Monti, Emanuele Mutzu, è ancora più dura. Perchè, il Comune si è ritrovato privo di mezzi per fronteggiare l’emergenza, disarmato di fronte alle fiamme che avanzavano a gran velocità. «La Regione non ci ha ancora riconsegnato il mezzo antincendio utilizzato dalla compagnia barracellare che avevamo consegnato mesi fa, per la manutenzione, e ciò nonostante le nostre sollecitazioni - protesta il primo cittadino -. I trenta barracelli intervenuti nel rogo, hanno dovuto utilizzare delle frasche per spegnere le fiamme!». All’assessorato regionale all’Ambiente e all’Ente foreste a cui il sindaco e il delegato alla protezione civile Piero Casu hanno inviato ieri mattina l’ennesima segnalazione, chiedono non solo la restituzione del pick up, ma anche «l’istituzione di una postazione estiva permanente nei pressi del centro abitato, in località pineta, che garantisca con un doppio turno giornaliero e con due squadre specializzate, il presidio del territorio per l’intera giornata, dalle 8 alle 20». L’unico presidio antincendio attivo al momento infatti si trova nel demanio di Monte Olia, molto distante dall’area interessata dal rogo di domenica e dal resto del territorio, mentre la postazione della pineta si trova in una posizione strategica, da cui è facilmente raggiungibile ogni zona del comune in 10, 15 minuti. «Quella prospettata è una soluzione appena sufficiente per garantire un servizio minimo di prevenzione degli incendi nel territorio comunale che, lo ricordiamo, si estende fino alle frazioni di Su Canale ed Enas», sottolineano gli amministratori, evidenziando l’urgenza che la richiesta avanzata venga accolta. «In caso contrario - dicono - solleviamo molti dubbi in merito all’adeguatezza del servizio antincendi per il nostro comune».

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