Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Tar: la sicurezza nazionale non sempre è buon motivo per installare i radar

21/06/2011

autore: UMBERTO AIME

LECCE, UN PRECEDENTE UTILE AI 4 CASI SARDI

CAGLIARI. La «sicurezza nazionale» non è un coperchio buono per tutti i radar. Ci sono altri principi che possono autorizzare o bloccare l’installazione degli «El/M2226» sulle coste, a cominciare dal pregio ambientale oppure il valore archeologico dell’area scelta dalla guardia di finanza per tirar su il traliccio. A chiarire quale sia il peso reale della «sicurezza nazionale» è stato il Tribunale amministrativo di Lecce, che con un’ordinanza ha sospeso l’apertura del cantiere militare a Gagliano del Capo, nel parco naturale regionale di Otranto e Santa Maria. E l’ordinanza, seppure con qualche differenza, potrebbe in futuro essere utile ai comuni di Sassari per L’Argentiera, Sant’Antioco (Capo Sperone), Fluminimaggiore (Capo Pecora) e Tresnuraghes (Ischia Ruggiu), che chiedono il trasferimento altrove dei quattro radar anti-scafisti destinati dalla guardia di finanza alla Sardegna occidentale. I sindaci, si sa, puntano al trasloco delle installazioni in aree già compresse, mentre il comitato «No-radar Sardegna» non li vuole proprio. Ma questa è un’altra storia, adesso la notizia è la decisione del Tar di Lecce, arrivata dieci giorni dopo il decreto presidenziale che aveva già bloccato i lavori in Puglia. Nell’ordinanza, i giudici hanno accolto il ricorso presentato da Legambiente per due motivi. Il primo: la conferenza di servizi per Cagliano del Capo non è stata convocata secondo quanto previsto dal decreto legge che regola le «opere destinate alla difesa nazionale» e impone «percorsi non sempre vincolanti per le autorizzazioni paesaggistiche». In sostanza, secondo i giudici del Tar, la fretta di dare un parere, all’interno della conferenza convocata per il radar pugliese, potrebbe essere stata causata proprio dalla presenza incombente di un principio superiore come lo è, nei fatti, la sicurezza nazionale. E questa tesi fa da anteprima alla seconda, in cui gli stessi giudici contestano nello specifico alla Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici per Lecce, Brindisi e Taranto di «aver reso un parere non per quanto di sua competenza (l’interesse paesaggistico) ma spinta «dalle esigenze di difesa nazionale». Ancora più nel dettaglio è questo il passaggio contestato del nulla osta concesso a suo tempo dalla Soprintendenza, che «esprime, per quanto di sua competenza, parere favorevole in via del tutto eccezionale tenuto conto degli interessi di difesa nazionale». Ebbene, sottolineano i magistrati pugliesi, la stessa Soprintendenza «ha fatto leva su un interesse che non poteva, per assenza delle necessarie cognizioni, e non doveva essere valutato da quell’autorità», che invece si sarebbe dovuta limitare alle «proprie specifiche competenze». Per questi motivi, l’autorizzazione - conclude il Tar di Lecce - non è valida e di conseguenza «perdono efficacia anche il nulla osta comunale e i successivi atti» che concedevano il via libera all’apertura del cantiere a Gagliano. E se i motivi che hanno portato alla revoca di quel permesso avessero un fondamento anche per i radar sardi? Com’è noto, le conferenze di servizi per Sassari-L’Argentiera, Sant’Antioco-Capo Sperone, Fluminimaggiore-Capo Pecora, Tresnuraghes-Ischia Ruggiu si sono concluse tutte con un unanime parere favorevole anche da parte dei comuni. Domanda: e se anche quei partecipanti si fossero fatti tutti prendere la mano dal sacralità della «sicurezza nazionale»? Intanto, i sindaci di Sassari, Sant’Antioco, Fluminimaggiore e Tresnuraghes hanno scritto alla Regione per ottenere in tempi stretti un incontro sulla vertenza radar. Incontro rinviato la settimana scorsa.

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